Un’introduzione al mondo del Corallo

Un’introduzione al mondo del Corallo

Il corallo di Sciacca

 

La conoscenza del corallo e il suo fascino sull’uomo risalgono ad epoche remote. Forse con un po’ di immaginazione si può presumere che l’ uomo sapiens dovette associare il colore del sangue al significato di vita stessa, dopo aver osservato che, contemporaneamente, al defluire di un liquido rosso dalle ferite inferte agli animali, in questi andava illanguidendosi ogni segno di vitalità fino all’immobilità completa.

Istintivamente forse, egli avvertì che senza quel “rosso” non poteva esservi vita; e sempre l’istinto gli suggerì di portare sul proprio corpo qualcosa dello stesso colore che, all’occorrenza, potesse sostituire l’altro.

Fu così che l’uomo credette di aver trovato la protezione contro la morte nel corallo, del quale scoprì poi anche la bellezza. Successivamente, evolvendosi, gli uomini si sono dati un linguaggio: alcuni di essi, allora, al significato vita attribuito al rosso hanno associato l’idea di bellezza, e così troviamo che ancora oggi in russo “krasny” vuol dire sia rosso che bello.

Il cammino percorso a ritroso nel tempo ha portato i ricercatori fino a 30.000 anni fa, alla preistoria. Alcuni sepolcri neolitici, scoperti presso Losanna, hanno conservato frammenti di corallo che si ritiene siano stati usati come amuleti. E’ certo che questo dono della natura già in tempi lontanissimi era tenuto in grande considerazione dagli uomini che lo hanno adattato agli usi più diversi: apotropaico, pietra preziosa, medicamento, moneta, ornamento, afrodisiaco, fertilizzante.

Ma che cos’è e come nasce questo corallo che ha interessato sempre e con tanta vastità di suggestione l’uomo di ogni tempo, e che noi oggi conosciamo solo come oggetto ornamentale? La mitologia greca lo faceva derivare dal sangue sgorgato dalla testa di Medusa recisa da Perseo e deposta sulla spiaggia.

Secondo i Greci e i Romani il corallo era il “miglior frutto del mare”; Ovidio nelle Metamorfosi scriveva: “E’ come erba molle che nasce non sulla terra ma nel mare, la cui salsedine fa marcire la pianticella; quindi le foglie si staccano e la spuma del mare la porta a riva. L’aria la indurisce e chi la tocca direbbe che è pietra ciò che poco prima era erba”. Plinio il Vecchio ne parla nella Naturalis Historia intravedendo nel corallo una certa natura vivente, opponendosi ad altre teorie che ne facevano invece un minerale. L’incertezza nel collocare il corallo nel regno vegetale o animale durò fino al XIX secolo. Il dilemma di coloro che se ne interessarono era lo stesso: “regno vegetale o minerale?”, dimenticandosi che ne esiste un altro di regno nella natura, e cioè quello animale.

Corallo blog

Soltanto nell’Ottocento una commissione costituita dalla Académie Royale des Sciences vagliò le ricerche del marsigliese Peyssonnel e dandogli ragione decretarono che il corallo è un animale.

Portato in superficie, il corallo finisce di essere un animale e diventa un “greggio”.

Commercialmente, fino a pochi anni fa, il corallo si divideva in due grandi categorie: il mediterraneo, al quale appartiene tutto il pescato di tale bacino, ed il giapponese, nel quale si include anche quello proveniente dal mare cinese.

Da alcuni anni si è anche aggiunta la categoria del corallo pescato nell’arcipelago delle Hawaii.

Il nostro corallo, il mediterraneo, cui tocca la precedenza per anzianità, è scientificamente classificato Collarium Rubrum.

Il colore tipico del corallo è il rosso che, anche se di tonalità diverse, è sempre uniforme e perciò potremmo dire che caratteristica distintiva del mediterraneo è proprio il colore.

Il corallo di Sciacca

Il Mediterraneo ci ha donato anche il corallo di Sciacca che va ritenuto comunque un prodotto atipico del nostro Paese, perché atipiche furono le sue origini.

Secondo la leggenda, questo autentico tesoro sommerso, fu scoperto attorno all’area dell’isola Ferdinandea nel lontano 1875, da un capitano di paranza durante una battuta di pesca. L’isola Ferdinandea è attualmente una vasta piattaforma rocciosa situata a circa 6 metri dalla superficie marina, nel Canale di Sicilia, tra Sciacca e l’isola di Pantelleria. Essa costituisce i resti di un apparato vulcanico che emerse nel 1831. A conclusione dell’episodio eruttivo si verificò un rapido smantellamento erosivo dell’isola che scomparve definitivamente sotto le onde nel 1832. Le emanazioni gassose di origine vulcanica e i materiali detritici derivanti dalla demolizione dell’isola non solo uccisero ma modificarono irrimediabilmente l’ingente quantità di corallo adiacente all’isola Ferdinandea, donandole caratteristiche cromatiche uniche al mondo. La sua colorazione eccezionale e diversa da tutti gli altri tipi di corallo va dalla sfumatura più pallida a quella più intensa del rosa salmone, presentando a volte delle macchie di colore giallo tendente al bruno o perfino al nero.

L’azienda Oro di Sciacca

 

L’importante ritrovamento che avvenne a fine ‘800 a 30 miglia dalla cosa di Sciacca resero unico nel mondo questo corallo a causa del suo colore particolare. L’azienda, operante fin dal 1981 nel settore dei preziosi, con il marchio L’Oro di Sciacca, intraprende un attento studio e ricerca sul corallo siculo, spingendosi, nell’anno 1996, all’avvio di un laboratorio per la sua lavorazione.

L’idea spinta dalla passione, si trasforma in attività imprenditoriale e, riprendendo le antiche tecniche orafe-corollare della tradizione siciliana, sapienti mani danno vita a splendidi gioielli dalla raffinata ed unica bellezza, ed orgogliosa contemporaneità, nonché alla produzione di oggetti decorativi per la casa.

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